I deputati ribelli del partito del Cavaliere salgono a 20, pronti a costituire alla Camera un gruppo autonomo capace di far saltare questo governo. Il Cavaliere, inchiodato nella difesa a oltranza della sua casamatta, pagherà caro questo arroccamento.
Ora, al di là delle pur significative vicende interne del Pdl e delle tribolazioni della maggioranza, quel che conta è capire se è davvero pronta l’alternativa. Tocca alle opposizioni dimostrare che hanno in mano le carte vincenti da giocare. Il Pd, con la Piazza di San Giovanni, ha dimostrare di rappresentare lo zoccolo duro e visivo quale baricentro delle forze pronte al ricambio di governo. Significativa la presenza alla manifestazione di Idv e Sel e di altre componenti politiche e sociali importanti, a cominciare dalla Cgil.
Ma questo è “solo” un pezzo del centrosinistra. L’altro pezzo, quello imperniato sull’Udc di Casini (o Terzo Polo) pare più impegnato nella regia del travaso di deputati dal Pdl ai centristi che a fare fronte comune con il Pd. Intendiamoci, Casini sta facendo un lavoro importante, però con il limite di stare tutto chiuso nel Palazzo lasciando gli italiani in veste di spettatori. Ora, tornando al Pdl, la proposta di Formigoni è chiara: “Dimettersi, allargare la maggioranza e dare vita a un governo a tempo, un anno e mezzo, per rimettere a posto la situazione economica italiana, guidato da una personalità indicata dall’attuale maggioranza o personalmente dallo stesso Berlusconi”. Un passo avanti o la solita furbata del cambiare tutto per non cambiare niente?