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12 febbraio 2011

"A Milano si vince e io credo che da Milano partirà un buon segnale". A sostenerlo è il leader del Pd, Pierluigi Bersani

    "A Milano si vince e io credo che da Milano partirà un buon segnale". A sostenerlo è il leader del Pd, Pierluigi Bersani, che nel capoluogo milanese ha dato il via alla campagna elettorale del centrosinistra per le prossime elezioni amministrative. "Io credo che a Milano ci sia un'esigenza di voltar pagina - ha spiegato Bersani - ancora non del tutto espressa ma che verrà fuori.

   Mi pare che, come si vede, dopo tante traversie arrivati al dunque il centrosinistra trova sempre la sua chiave, trova le sue persone, l'unità, la generosità dei protagonisti. Questa è una caratteristica di questo grande campo - ha evidenziato Bersani - che certo è anche conflittuale, competitivo ma nella sostanza quando è ora di combattere c'è così come c'è anche quando sarà ora di governare".

   E da Milano, dove è in corso anche la manifestazione di solidarietà al premier indetta da Giuliano Ferrara, il leader Pd si rivolge "a Berlusconi alias Giuliano Ferrara'' per ''dire che il Pd non si occupa né di reati né di peccati ma dei problemi che ha l'Italia e del volto che il nostro Paese ha nel mondo".
"Ai peccati ci pensa la Chiesa e ai reati la magistratura che deve essere lasciata lavorare. Per questo diciamo a Berlusconi di fare un passo indietro se ha un minimo di responsabilità verso il suo Paese.

   Se i padri costituenti hanno scritto nella Costituzione che bisogna svolgere i ruoli pubblici con disciplina e onore -ha spiegato Bersani- non l'hanno certo scritto perché erano dei puritani ma, e vorrei dirlo a Giuliano Ferrara, perché conoscevano il fatto che fra funzione pubblica e comportamenti c'è una relazione che se salta per aria non puoi dare un messaggio al tuo Paese sui problemi che ha e non puoi portare il suo volto nel mondò'.In questo Paese - ha proseguito - abbiamo un sacco di problemi dall'occupazione ai redditi a una crisi seria e vera di cui non riusciamo ad occuparcene.

   Questo è il dramma e bisogna che Berlusconi e chi gli sta attorno se ne rendano conto". Tornando poi sulla busta contenente alcuni proiettili indirizzata ieri a suo nome, Bersani ha ammesso: "Certamente ci sono nervosismo, agitazione e tensione ma noi continuiamo a occuparci delle nostre cose". A chi gli chiedeva se questa minaccia fosse un segno dei tempi, ha risposto: "Spero proprio di no".