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05 novembre 2011

Il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sono entrambi favorevoli ad un esecutivo di solidarietà nazionale che renda possibile recuperare credibilità sul piano internazionale

    Il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sono entrambi favorevoli ad un esecutivo di solidarietà nazionale che renda possibile recuperare credibilità sul piano internazionale. "Oggi c'è bisogno di unire gli sforzi - ha dichiarato Casini, oggi a Torino - di creare un armistizio tra le forze politiche dando vita ad un governo che abbia quella credibilità finanziaria internazionale che ci consenta di avviare il risanamento italiano".

    Per Casini "la situazione è così seria, così difficile per il nostro Paese che mi sono riproposto di evitare di riaprire o rafforzare il capitolo delle polemiche. Ormai tutto è chiaro a tutti: quello che noi pensiamo del governo, quello che il governo pensa dell'opposizione ma questo balletto di responsabilità reciproca non serve a nulla". Ed ancora, per il leader dell'Udc, "ciascuno deve fare un passo indietro: non solo Berlusconi , ma anche l'opposizione forse deve farlo nel nome di un interesse più importante perché' è inutile litigare affannosamente, aprire una disputa accanita sulla contabilità parlamentare per guidare una nave che sta andando dritta ad infrangersi sugli scogli".

    Chiaro anche il messaggio di Gianfranco Fini. "Se dipendesse da me, lavorerei per un esecutivo capace di fronteggiare l'emergenza finanziaria" e che si occupi della "legge elettorale per poi andare a votare" - ha dichiarato il presidente della Camera parlando a Viterbo. –. "Già il fatto che possa nascere un nuovo governo rimuove una delle condizioni che determinano il giudizio di non credibilità. Credo che la via più auspicabile - ha proseguito Fini - sia la cessazione del lungo scontro per cui la politica si trasforma in un derby permanente e la nascita di un esecutivo con ampia maggioranza con pochi punti concreti su cui mettere la faccia e poi tornare alle urne". Fini ha escluso che per garantire l'interesse nazionale si possa far "nascere un governicchio del ribaltone". Perché' così non cambierebbe nulla. "Verifichiamo - ha anche detto Fini - se sulla base di ciò che è indispensabile per l'Italia oggi, tradurre in legge i punti della lettera della Bce e affrontare la legge elettorale, è possibile dar vita ad un governo che abbia una maggioranza, che deve comprendere anche il Pdl".